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  • Paola Cerutti

Lettera aperta al COVID19 : riflessioni in contumacia

GRAZIE CORONAVIRUS, no…veramente, grazie. Con questa #pandemia hai fornito un paio di alibi di ferro. Premessa: la quarantena durava quaranta giorni per la peste, trenta per il colera e 14 o forse più per te, ma ci piace chiamarla #quarantena. Sai: QUATTORDICENA saprebbe di apericena e ci metterebbe nostalgia, ora che non si esce. Come i miei 42 anni: si chiamavano mezz’età, ora sembrano una capricciosa coda di adolescenza. Perché sai, caro CoV, crescere 2.0 per una ragazzina degli anni ’80 che voleva fare il dottore dei bimbi e ce l’ha fatta e adora curare i cuccioli di essere umano, vuol dire portare in un mondo cinico e iperconnesso una bella zavorra di IDEALISMO infantile, sognatore e vagabondo. Lo sai? Quindi prima dei tuoi alibi era un gran casino. Ora, tu mi hai ricordato che non eravamo #LIBERI, ma fingevamo di esserlo. Eravamo #FELICI, ma fingevamo di non esserlo. Eravamo sani e SOMATIZZAVAMO, ora non abbiamo tempo di ammalarci. Grazie CoV! Ci hai fatto finalmente sentire piccini e IMPOTENTI com’è naturale e umanissimo, perché quell’abito da supereroi in grado di comprare tutto, regalare tutto, prenotare tutto, indebitarci per tutto, perfezionarci in tutto, conoscere tutto….stava davvero stretto. E che cavolo, fammelo dire!! Che #liberazione, siamo IMPERFETTI: con labbra rifatte, tette rifatte, sopracciglia rifatte, matrimoni rifatti, gusti sessuali rifatti, pensieri rifatti, politici fatti e rifatti, fotografie rifatte, ricordi rifatti, vite ritoccate, ideali ritoccati, personalità ritoccate…ma sempre ostinatamente e teneramente fragili e imperfetti. Tutti, sai? Anche quelli con le CERTEZZE….sai quelli con tante certezze? Sicurissimi che la scienza è tutto. Poi quegli altri che la religione è tutto. Ma figurati, la famiglia è tutto, dicono. La verità di quegli altri ancora è che l’io è tutto: “credi in te stesso” è un imperativo che tira tantissimo negli ultimi trent’anni. Un po’ tautologico, se vuoi, ma in mancanza di concetti più profondi riempie la bocca, se di lavoro fai il tuttologo. Sai quanti tuttologi stai nutrendo, CoV? Minchia se si stanno sgomitando per dirla meglio su di te! Ora stiamo organizzando un FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLO SCARICO DI #RESPONSABILITA’. Sei invitato, eh! Si discute su chi sia più colpevole dell’altro, con te come alibi; intanto tu resti invisibile, ma sei più efficace nel marketing, nella comunicazione e nell’import-export di tutti loro messi insieme. Instancabile nel replicare con discrezione, poi, grande Cov! Sfuggi alle definizioni e alle standardizzazioni. Quella che noi chiamiamo deriva genetica è la tua eccellente capacità di mutazione e di #ADATTAMENTO. Altra grande lezione: adattarsi! Mi hai dato l’alibi di riflettere finalmente anche su quello. RESISTE CHI SI ADATTA, da sempre in natura! Ce lo avevano insegnato. Si adattasse l’uomo alla sua vera natura di mirabolante fragilità imperfetta, di doverosa e fisiologica mortalità, di evoluzione DINAMICA verso la stasi, di naturale INCOMPLETEZZA, di riconoscimento che l’essere INTERDIPENDENTE dall’ecosistema sociale, animale, microbico, climatico e planetario…è forse l’unica #salvezza possibile per l’insieme delle parti su questo #PIANETA… Altro alibi: mi hai dato modo di accorgermi che il mio insaziabile bisogno di #VIAGGIARE e conoscere la diversità era una discreta e distraente fuga da me stessa. Mi hai dimostrato che la vera riservatezza è ben altro dalla PRIVACY: questa con le comunicazioni attuali è un concetto più che relativo, direi ormai fluido e ipocrita, bifronte come Giano, perché da un lato imbriglia vilmente nella burocrazia più ignava la possibilità di agire col cuore e #CURARE, dall’altro svanisce col nostro ribadito consenso ad essere monitorati in ogni angolo delle nostre abitazioni, nelle nostre relazioni, nei nostri movimenti, nei nostri consumi, nei nostri desideri e perfino nelle nostre #scelte. Ci uniformiamo obbedienti ad ogni STANDARD che fingiamo di scegliere. Se vedessi quanto ci stiamo affannando a standardizzare le #cure, standardizzare il #dolore, standardizzare la #paura, standardizzare i fabbisogni, standardizzare la morte, protocollare il cerimoniale con cui accoglierti…mentre tu beato avanzi secondo la complessità dei sistemi, in modo asincrono, asimmetrico, multivariato, provando a ricordarci l’infinita VARIABILITA’ che c’è in ognuno di noi. Eppure lo avevamo scoperto, che la psiche colloquiava con cuore, cervello, ghiandole, organi, cibo, microbi, escrementi, terra, aria, emozioni, divinità. Sai, nell’emergenza ce lo dimentichiamo, allora come una mandria di ovini spaventati non stiamo a riflettere molto sull’opportunità di accoglierti rinforzando le NOSTRE NATURALI #DIFESE mentali, fisiche, immunitarie, nutrizionali, respiratorie, dinamiche, sociali, solidali, economiche, ecologiche e spirituali. No!!!! Preferiamo attivare i consueti meccanismi di GUERRA e vedere se riusciamo a fregarti come un minuscolo esercito invisibile e respirabile da bloccare con la sola antisepsi. Eppure ci avevano detto che i microbi ci costituivano e ci difendevano….ora non conta. Conta annientare il nemico fino al giorno in cui comprenderemo che dovremmo #CONVIVERCI scientemente e con #EQUILIBRIO. Sai che fanno le nostre cellule per spararti? Una mitragliata di citochine che se ci va male ci ammazzano da sole. Non ti dico se ci lasciamo paralizzare il respiro e la voglia di vivere dalla tempesta giornalistica, che a volte è peggio di quella infiammatoria… Ma l’importante è l’economia, sai CoV? Eh certo, tu non ci pensi, ma quella ammazza meglio di te e delle citochine. Perché chi ne capisce dice che economia ed etica non vanno mai a braccetto…ma io sono quella ragazzina anni ’80 che voleva salvare il mondo partendo dai bambini e sogna ancora un’ECONOMIA DELL’ANIMA! Altro alibi che ci hai offerto: guardare in faccia la morte con tutta la tenerezza e l’impotenza che a volte dà SENSO e POESIA alla vita intera. E se ci tolgono il #CONTATTO…non riusciamo ad elaborare il lutto perché avevamo dimenticato che la #CONSOLAZIONE non si può comprare online. Al #distanziamento delle coscienze, insomma, ci avevamo già pensato da soli, rimandando tenerezze e sincerità irrimandabili, giocando all'immortalità. Che dici CoV, senza aiutarci troppo a continuare in questo autosterminio, senza consentirci troppo presto di dirimere tra il pipistrello, il serpente, il pangolino, il razzista e il bioingegnere bellico, “celafaremo” a cogliere questa panoccasione per diventare una panfamiglia di anime che lottano per la VITA COMUNE? O continueremo a fare gare di numeri e di responsabilità a colpi di denunce, minacce, dichiarazioni belliche, tregue opportuniste e scaricabarilismi? Abbiamo persino l’alibi per non guardarci SORRIDERE e per non stringerci in un #ABBRACCIO a mani NUDE. Abbiamo l’alibi per strafogarci di zuccheri, di bufale e di catene di Sant’Antonio nella nostra tana, lamentandoci di essere lì per decreto e non più per libero autolesionismo antisociale. Ti andrebbe di insegnarci a scoprire che mondo di nobile fragilità c’è dietro allo #SGUARDO impaurito e speranzoso di ognuno di noi, capaci di amare meglio a distanza, di essere solidali solo nella disperazione, di apprezzare solo nell’assenza? La contumacia non è solo quella delle antiche quarantene, è anche l’ASSENZA, l’astensione (delle nostre coscienze sopite dalle opinioni altrui!!) dalla partecipazione decisionale alla nostra VITA. Già che ci togli per qualche giorno il volume a olfatto e gusto, non potresti alzare stabilmente il volume della nostra #CONSAPEVOLEZZA? Grazie CoV! Saluti a un paio di metri e, per cortesia, avvisa gli altri tuoi familiari Corona e Orhtomyxo se potessero aspettare qualche decennio di assestamento psicofisico prima della prossima batosta, grazie davvero! PS: sinceramente che ne pensi del nuovo anagramma C.O.V.I.D., propongo? (Consciousness of Other Vital Individuals Deserving) #letteraalcovid #letteraalcoronavirus #letteraalcovid19



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