CAPRICCI

 

La definizione di "capriccio" sul vocabolario Treccani è: voglia improvvisa e bizzarra, spesso ostinata. Questa manifestazione esplosiva della propria volontà non appartiene solo ai bambini. Ma in loro è forse più legittima e comprensibile.

Comprensibile non vuol dire concessa e tollerata. L'espressione sonora e prepotente della propria volontà, nei bambini, è indicativa del bisogno di distinguersi dall'altro, prima di tutto dagli adulti che lo circondano. Gestire bene i capricci più ribelli e caparbi dei propri figli vuol dire porre le basi di un'educazione che li conduca all'equilibrio emotivo, all'autonomia, alla realizzazione personale, alla buona socialità e, non da ultimo, ad un'esistenza felice.

Ogni età ha i suoi capricci. Nei primi sei mesi di vita quelli che sembrano capricci sono in realtà, generalmente, una manifestazione di una esigenza fisica (sonno, fame, caldo, freddo, fastidio, rigurgito interno, colica gassosa, pannolino sporco, prurito...). Nei secondi sei mesi di vita si cominciano ad affinare le doti diplomatiche e comunicative dei bambini, che tendono a porre delle sonore richieste di carattere "sindacale", peraltro personalizzate a seconda dell'interlocutore. Nel secondo anno di vita il delirio di onnipotenza prende il sopravvento e diventa difficile farsi una ragione del fatto che esso non possa realizzarsi nella pratica quotidiana di...fare immediatamente tutto ciò che ci va di fare! Quindi andando verso il terzo anno di vita diviene necessario arginare l'affermazione del piccolo ribelle con dei limiti che siano amorevolmente ferrei, coerenti, costanti ed irremovibili. In caso di cedimento dei genitori alle richieste più "isteriche" del figlio...dobbiamo ricordarci che gli stiamo comunicando l'efficacia del suo metodo di comunicazione isterica. Ossia lo educhiamo all'isteria. Strategia che sinceramente sconsiglierei.

I rimproveri contengono, limitano la libertà e generano frustrazioni. Benissimo! Se il bambino non impara a gestire in maniera sana le frustrazioni in questi primi anni di vita, come credete che reagirà la sua psiche quando sarà adulto? Crollando o magari affidandosi a dipendenze falsamente consolatorie!

Ricordatevi che i bambini imparano a fare ciò che considerano efficace. Il modo migliore di risolvere i capricci non è esaudirli, ma insegnare che esistono metodi comunicativi più civili che consentono di ottenere più sorrisi, più coccole e più serenità. Una prospettiva decisamente appetibile, anche per un bambino.

Fino a cinque anni i bambini non hanno nessun dovere di distinguere fermamente la realtà dalla fantasia. Pertanto, sino ad allora, non pretendete di spiegare loro le necessità ed i pericoli gravandoli di discorsi troppo adulti e responsabilizzanti. Educateli precocemente alle autonomie - questo sì - ma non appesantiteli con scelte che ancora doverosamente spettano a voi genitori ("cosa vuoi mangiare? come vuoi vestirti? dove vuoi andare? non vuoi lavarti? non vuoi dormire?"). Meglio piuttosto essere propositivi in maniera giocosa, ma risoluta.

Dopo i sei anni i capricci diventano più dolosi! O avete fallito prima e urge riparare il danno, o siamo di fronte ad una seria richiesta di confronto che passa, prima o poi, da un sano e costruttivo scontro di opinioni. Man mano che si avvicina e che esplode il tragicomico periodo puberale i capricci vanno presi con tutto l'equilibrio emotivo di cui siamo capaci, perché qui ci giochiamo la solidità comunicativa con il nostro cucciolo che sta, fortunatamente, imparando a spiccare il volo con la propria testa. Ma di noi ha ancora tanto bisogno. E ce l'avrà.

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